Concorso di Arti Visive - Premio Sinestesie

Un dialogo tra le arti visive contemporanee.
Il Premio Sinestesie nasce per valorizzare le espressioni artistiche emergenti, favorendo l’incontro tra linguaggi, tecniche e prospettive. Pittura, grafica, fotografia, video, scultura e installazioni: ogni opera è un’occasione per raccontare il presente e immaginare il futuro.

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Premio Sinestesie Del senso enoico_

Edizione IV

Il tema della quarta edizione propone di indagare, attraverso le arti visive, i percorsi sensoriali e mentali tramite cui è possibile rappresentare e riconoscere uno specifico elemento, restituendolo alla sua conoscenza e percezione emozionale: il vino. Studi scientifici dimostrano come l’esperienza cognitiva che passa attraverso il senso del gusto, non avviene tramite l’esclusiva percezione fenomenica – bere o mangiare – ma attraverso complessi meccanismi cerebrali che ci permettono di riconoscere – e dunque di apprezzare – un elemento come tale. Il vino, quindi, non si percepisce solamente attraverso la complessa armonia che coinvolge più che mai i 5 sensi, ma attraverso un percorso di elaborazione mentale che lo connota quale elemento d’immediata riconoscibilità. Il tema del vino e della sua rappresentazione sinestetica è dunque da intendere non solo come omaggio alla bevanda sociale e conviviale per eccellenza, ma occasione di studio per indagare un atto di cultura, che nasce nella storia ma si lega al presente e si proietta verso il futuro, sintonizzando le generazioni attraverso un appassionante e virtuoso trapasso di esperienze e conoscenze.

Carlo Mangolini

Curatore del Premio Sinestesie

A L’Aquila, nel centro storico di una città ancora terremotata ma dal cuore pulsante, l’allestimento espositivo del Premio Sinestesie trova significato ed ispira i sensi. Gli ampi spazi di un grande locale con ampie vetrine prospicienti al Corso ed originariamente destinati all’uso commerciale, accolgono adesso l’allestimento della mostra suggerendo la spazialità fisica ed emotiva del tema di questa edizione: il vino. Un reticolato di corde modella lo spazio espositivo e nella sua serrata scansione evoca la condizione fisica dei filari dei vigneti, quasi a creare dei cannocchiali di visione che amplificano lo sguardo e collegano l’osservatore in rapporto diretto con ogni singola opera.

Il senso del vino trova così un’ulteriore corrispondenza nella evocazione fisica dei suoi spazi, sollecitando lo spettatore ad una partecipazione coinvolta e plurisensoriale.

Marcello Deroma e Claudia-Pia Ranucci

Architetti

Degustazioni eno-visive:

impressioni (sin)estetiche con spirito lieo
Intro

Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva,
si gusta, si sorseggia e … se ne parla.
(Edoardo VII)

 

Il vino, di certo una delle più antiche bevande di cui si abbia conoscenza, prezioso liquido che riscalda il cuore e ritempra le membra, conferendo loro nuova energia vitale, diviene il soggetto per eccellenza del Premio di arti visive Sinestesie, giunto alla sua quarta edizione, in un percorso conoscitivo e ricognitivo originale ed interessante.

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Lo scopo non è tanto condurre lo spettatore alla scoperta del mondo enoico dell’arte, a ripercorrere quel connubio che lega da sempre arte e vino, quanto quello di voler scoprire, trasposti in immagine, l’insieme dei sentimenti e delle sensazioni che il vino suscita, catturando simultaneamente tutte le nostre facoltà sensoriali, attraverso la stimolazione principale di una sola di queste: il fenomeno psichico della sinestesia, pertanto, diviene la chiave di lettura principale delle ventitré opere d’arte in mostra.

 

Scoprire le opere per poter giungere a cogliere le loro caratteristiche sinestetiche, significa porsi in “ascolto” con esse: si tratta di ascoltare “organismi vivi” fatti di materia, di colore, di tratto, di tocco, di ingegno, che raccontano, mediante la loro fattura, di un’altra materia viva, il vino, attraverso una percezione sensoriale che dovrebbe ricondurci a scoprire il gusto, il profumo, il colore stesso di quel vino, in un processo à revers rispetto a quello compiuto dagli artisti ispirati dal nettare lieo.

 

Grazie alla suggestione indotta dalle diverse composizioni, è possibile immaginare il pulsare vivido e profondo del vino che entra in immediato contatto con le nostre facoltà percettive, alterandole e blandendole con la stessa forza di una sua assunzione diretta. Tra opere enoiche e altre che sanno di vino, il nettare di Bacco si esprime e brilla di luce propria attraverso un percorso (sin)estetico che non smette mai di stupire, impressionando i sensi. Dietro la loro creazione c’è tutto il buonumore delle tavolate, dei simposi, delle allegre compagnie riunite in convivio, della letteratura sul vino, delle conoscenze della corretta degustazione, del commercio enologico e di tante altre cose, in un interessante raffronto tra l’espressione artistica e il suo rapporto con il vino, mai uguale, mai lineare e mai scontato. Una chiave di lettura più che attuale, emozionante, di profonda valenza e capace di far riflettere con rara e crescente passione.

 

Attraverso slittamenti semantici e di senso, di visioni “laterali” di soggetti talvolta conosciuti, talvolta difficilmente afferrabili, nell’impiego stesso della materia, sia essa pittorica, scultorea o declinata attraverso fotografie e video, gli artisti descrivono momenti di solitudine, trascorsi in compagnia del solo bicchiere di vino. Dipingono con il vino, lo commentano e lo accompagnano con parole che traducono tutti i processi sensoriali che della degustazione fanno parte, analizzano l’atto della pigiatura dell’uva, la sua trasformazione quasi magica o alchemica, lo traducono pittoricamente in una gamma di rossi, purpurei, vinaccia, verdi che inondano la tela o colmano l’occhio che bramoso si poggia su di loro. Creano sculture che coinvolgono simultaneamente due o più sensi, al fine di stimolare tutti gli altri a percepire le caratteristiche del vino, realizzano fotografie e montano video in cui la multisensorialità diviene tramite per la sinestesia. In tutte, la funzione sinestetica si esplica ad un livello profondo, ripercuotendosi, attraverso l’anima, anche sui sensi più lontani, considerando la predisposizione dello spettatore a farsi coinvolgere in un’esperienza tanto complessa.

 

La lettura di ogni opera si traduce allora in una piccola degustazione eno-visiva: coinvolge immediatamente l’occhio e, attraverso questo, precipita chi guarda in una percezione sensoriale che inebria e affascina. Chiamato a tradurre gli stimoli che ogni opera suscita in lui, lo spettatore va alla ricerca di termini che si fanno essi stessi interpreti della sinestesia, cerca analogie, metafore, allegorie, paragona le sensazioni emergenti con ciò che di reale conosce, cerca di dare ordine e porre confini a quanto prova, per evitare di abbandonarsi ad un tripudio ebbro di sapori, odori, colori.

 

I materiali usati, le forme, i supporti possono diventare però segni contraddittori che garbatamente disorientano chi li consideri nella loro sostanza e non si fermi al ritmo della composizione, alle proporzioni, ai tralci, ai grappoli, alle bottiglie o ai personaggi. Perdersi nel loro insieme diviene allora esperienza multiforme, alla ricerca di percorsi di senso alternativi che lasciano il campo alla libera espressione dell’immaginazione, la quale, non solo nell’artista ma anche nello spettatore, ha dunque il suo diritto di incoerenza, in un mondo in cui la concezione oggettiva della realtà è ancora più in crisi rispetto al passato. li linguaggio delle opere, pertanto, non si esprime in modo aulico, ma perlopiù ironico, festoso oppure concentrato e riflessivo, talvolta ammiccante come deve essere in un’esposizione che celebra la “sensorialità” del vino quale efficace viatico che accompagna la vita dell’uomo nel suo complesso e pur sempre avvincente fluire.

 

Più ci si immerge nella lettura delle opere, più il vino si stacca dalla sua funzione di bevanda sociale, o cui fare appello per alienarsi dal mondo circostante e dalla noia, e diventa piuttosto un metro di paragone, una similitudine, una metafora per parlare di arte e di sinestesia. Il vino finisce addirittura per ingarbugliarsi con esse, al punto da divenire paragonabile con la loro stessa essenza. Bisogna dunque fare i conti con queste opere enoiche, in cui il vino si trasforma anche visivamente in qualcosa di raffinato, di buono ed eccelso. Come per le edizioni passate, il catalogo diviene lo strumento attraverso cui lo spettatore, leggendo sintetici profili sulle opere, piccole impressioni “emotive” suscitate da una visione scevra da qualunque speculazione critica, lo spettatore, si diceva, può ri-definire i propri percorsi sensoriali mediante l’osservazione pura delle opere, che, rivissute e rigenerate di volta in volta mediante un diverso approccio alla lettura, spingono alla ricerca di nuovi orizzonti percettivi ed emozionali. Che si brindi, dunque, a questo percorso eno-visivo che della sinestesia si fa non solo immagine ma anche linguaggio:

 

“Evoé, Lieo: tu gli animi
Apri, e la speme accendi.
Evoé, Lieo: ne’ calici
Fuma, gorgoglia e splendi”.
(G. Carducci, Brindisi, in Juveni/ia)

 

Cristina Aglietti

Storica dell’Arte

OPERA VINCITRICE SEZIONE PITTURA:
Anna Iskra Donati – Odore di mosto

Tecnica mista su tavola, Ø 90 cm

Cartapesta, tessuto, legno, rete imbandiscono idealmente la tavola di Anna Iskra Donati, che sin dal titolo, “Odore di mosto”, sprigiona gli effluvi acri e al contempo dolci del mosto maturo, pervadendo non solo l’olfatto, ma accendendo al contempo la vista col suo rosso vinaccia, tanto da indurre persino la mano a palpare con voluttuosa golosità la materia da esso inondata. Il tripudio sensoriale attraversa le forme di cui si nutre e da cui è nutrito e giunge ad eccitare la mente che, soffermandosi a percepire il soggetto raffigurato, come un piccolo spirito soave fluttua verso i ricordi di una trascorsa età dell’oro.

 

OPERA VINCITRICE SEZIONE SCULTURA / INSTALLAZIONE:
Ferruccio Maierna – Nettare diVino

Scultura meccanica in rame, ferro, ottone, 48x30x162

Uno spioncino e una manovella connotano la scultura di Ferruccio Maierna, una coppa di rame che appare da subito non come semplice contenitore, evocante momenti di festa o di sacrale ritualità, ma come un meccanismo affascinante, la cui foggia misteriosa attira a sé lo spettatore. Questi, chiamato a svelarne il funzionamento, aziona la manovella e guarda attraverso lo spioncino, per scoprire un bicchiere in rotazione su cui scorrono parole che esaltano le caratteristiche del vino: novella lanterna magica, traduce in forma scritta le sensazioni sinestetiche percepite durante questa degustazione meccanico-visiva.

 

 

OPERA VINCITRICE SEZIONE VIDEO:
Francesca Checchi e Roberta Vacca – De-cantato

Video in stop motion, 69”, colore

Parole e suoni ipnoticamente insistenti commentano il video di Francesca Checchi e Roberta Vacca, in cui alcune gocce di rosso rubino si attraggono, si rincorrono, si uniscono in un crescendo continuo. Disegnano forme che si moltiplicano e si trasformano fino a divenire un unicum che si espande nello spazio. Il vino si scalda, si scurisce, evapora, lasciando il posto a macchie e ad aloni, “impronte” su cui prendono forma linee nere che riempiono gli spazi di nuova materia. Le accumulazioni progressive di immagini e suoni costruiscono un percorso di sanguigna e vitale trasformazione, che rigenera il liquido liberato da impurità e scorie, pronto così ad assumere nuove forme e nuove tonalità.

 

 

OPERA VINCITRICE SEZIONE ACQUISTO:
Umberto Crisciotti – Abbastanza persistente

Scultura in argilla, Ø 27×45

La scultura di Umberto Crisciotti sembra incarnare le fattezze di una divinità femminile del vino, scaturita da pampini e uva. Ancora in divenire, tanto da essere plasmata a mezzobusto, si presenta allo spettatore con il capo sollevato e la bocca aperta, nell’atto di suggere il sacro nettare per lei vitale, come se dall’assunzione di questo dipendesse la sua compiuta incarnazione. L’espressione rapita del volto e il tono di rosso che interamente la pervade rimandano la sensazione del calore avvolgente che il vino provoca scorrendo nella gola, mentre i riccioli virtuosistici, che decorano il capo, sembrano descrivere visivamente gli effetti inebrianti dell’alcol.

 

 

Video Edizione IV

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